venerdì, 03 ottobre 2008

Sono un po` stanca stasera e non ho voglia di scrivere molto. Ecco quindi una sintesi di quello di cui avrei voluto parlare in questo post, e che magari riusciro` a completare nei prossimi giorni. O magari no.


La notizia del giorno (di ieri in verita`) e` il suicidio dell`attrice sudcoreana Choi Jinshil, 40 anni, trovata impiccata dalla madre nel bagno del suo appartamento. L`ex "fidanzatina della Corea", come era stata definita dai giornali all`inizio della sua lunga carriera nei primi anni `80, lascia due figli ancora piccoli avuti dalla star del baseball Cho Sung-min, sposato nel 2000 e dal quale ha divorziato nel 2004. Il motivo che avrebbe spinto l`attrice a compiere l`estremo gesto non e` nota. Si parla di depressione e stress, di bullismo informatico e gossip, di malelingue che la volevano causa del misterioso suicidio di un altro attore, Ahn Jae-hwan, qualche mese fa, al quale, sempre secondo voci non confermate, avrebbe prestato piu` di due milioni di dollari che rivoleva insistentemente indietro.


Si e` concluso con un nulla di fatto l`incontro che avuto luogo ieri nel villaggio di Panmunjeong, tra i vertici militari delle due Coree. I dialoghi si sono arenati sulla richiesta nordcoreana di proibire l`ingresso in Corea del nord a non meglio specificati gruppi civici sudcoreani che approfitterebbero dei tour a Gaesong e al Monte Kumgang (questi ultimi ora interrotti) per distribuire volantini contenenti propaganda anti nordcoreana. I militari del sud sono, si direbbe, caduti dal pero e la loro non pronta risposta alla richiesta nordcoreana e` stata la causa del fallimento dell`incontro.


Fa invece ben sperare il prolungamento della permanenza a Pyongyang di Christopher Hill, l`ex delegato degli Stati Uniti alla conferenza a sei di Pechino, atterrato ieri nella capitale nordcoreana allo scopo di discutere possibili soluzioni all`impasse del processo di denuclearizzazione della Corea del nord.


E` iniziato oggi il 13mo Festival internazionale del cinema di Busan, con la proiezione del film kazako "The Gift to Stalin" di Rustem Abrashev. Il festival, che durera` nove giorni e si concludera` il 10 ottobre, accoglie quest`anno ben 315 film provenienti da 60 paesi, tra i quali 85 prime visioni mondiali. 

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martedì, 09 settembre 2008

- Continua la guera fredda tra Corea del nord e governo degli Stati Uniti. Pyongyang ha fatto sapere di aver tolto i sigilli posti dall`Agenzia Internazionale per l`Energia Atomica al reattore di Yongbyong e di avere inizato la ricostruzione del medesimo. Piu` di una mossa simbolica che una reale minaccia, secondo gli esperti, che sottolineano come ormai la maggior parte della centrale era gia` stata distrutta e che, con la torre di raffreddamento demolita, le possibilita` di una effettiva ricostruzione in tempi brevi appaiono improbabili. Il messaggio pero` e` forte e chiaro, e sottolineato dalla mancata partecipazione dell`inviato della Corea del nord Kim Kye-gwan al meeting sul nucleare con Cina, Giappone, Corea del sud e Stati Uniti in programma a Pechino nei giorni scorsi.


- L`hanno soprannominata, con scarsa fantasia, la Mata Hari nordcoreana. In realta` si chiama Won Jeong-hwa, ha 34 anni ed e` la prima spia nordcoreana catturata dopo lo storico incontro del 2000 tra Kim Dae-jung e Kim Jong-il. La donna e` stata arrestata nei giorni scorsi con l`accusa di essersi impadronita di segreti militari sudcoreani e averli inviati in Corea del nord con l`aiuto di un uomo, un 63enne di nome Kim. Pare che sia riuscita a ottenere il materiale intrattenendo relazioni amorose con tre o quattri ufficiali dei campi di addestramento militari presso i quali lavorava come insegnante di anti-comunismo. Con uno di loro conviveva persino: il 27enne primo luogotenente Hwang, anch`esso agli arresti con l`accusa di collaborazione, che ha dichiarato di aver sospettato che Won fosse una spia, ma che, non avendone la certezza, le avrebbe passato comunque informazioni sensibili. Won Jeong-wa ha inizato la sua vita avventurosa con un furto di zinco in Corea de nord, crimine punito con la pena capitale, in seguito al quale e` scappata in Cina, dove ha vissuto nascosta per alcuni anni. E` pero` ritornata in Corea del nord nel 1998, e da allora ha inizato a lavorare come spia per i srvizi segreti nordcoreani. Fattasi passare per una cinese di origini coreane, Wong ha dapprima sposato un agricoltore sudcoreano, grazie al quale nel 2001 e` arrivata in Corea del sud. Una volta raggiunto il territorio nemico ha svelato la sua nazionalita` nordcoreana, ha chiesto e ottenuto asilo politico, e ha iniziato a lavorare come lettore di anti comunismo presso i campi di addestramento militari. Grazie al suo lavoro e` cosi` venuta in contatto con numerosi esponenti delle forze armate sudcoreane, con alcuni dei quali ha inizato delle relazioni sentimentali, evidentemente utili per procurarsi il materiale che le serviva. Secondo i servizi segreti sudcoreani la vera missione di Wong, fallita, era quella di trovare e riportare in patria alcuni defettori eccellenti, tra i quali Hwang Jang-yop, esponente di spicco del partito comunista nordcoreano e architetto della Juche, poi fuggito al sud. Avrebbe anche dovuto assassinare con il veleno alcuni agenti sudcoreani, ma pare che abbia fallito anche in questo. Naturalmente la cattura della spia nordcoreana e` diventata subito la preoccupazione centrale di questi giorni d`afa in Corea del sud. Il Ministro della difesa si e` subito scusato con la popolazione, assicurando che le indagini sarebbero proseguite e che il governo avrebbe subito preso adeguate misure per prevenire altri fatti di questo genere. In questi ultimi giorni fonti anonime hanno fatto sapere che i servizi segreti starebbero gia` indagando su almeno 50 persone sospettate di poter essere delle spie nordcoreane. La popolazione del sud puo` dormire tranquilla.


 - E in ultimo, due link. Il primo a un interessante articolo pubblicato lunedi` sul Korea Times, riguardante i motivi - reali, e non le cause incidentali - che hanno determinato le accuse di discriminazione al governo di Lee Myung-bak da parte dei buddisti sudcoreani:


tp://www.koreatimes.co.kr/www/news/opinon/2008/09/137_30667.html


- Il secondo link e` al Festival del cinema di Chungmuro, oggi inaugurato da Michael Cimino. Il sito di riferimento e` www.chiffs.kr

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giovedì, 28 agosto 2008

Velocemente. Link del CNFF - Corean Network Film Festival, ovvero il festival del cinema della diaspora coreana. Cineasti da tutto il mondo raccontano vita, sogni, speranze di coreani che vivono fuori dalla Corea del sud. Per chi puo` andare, la meta e` Indiespace, presso il Joongang Cinema, Stazione del metro` Euljiro 3-ga. Altrimenti il sito: http://www.cnff.or.kr/

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lunedì, 15 ottobre 2007

Su istigazione di Max sono andata a cercarmi questo documentario on line e non è stato difficile. Girato da Pieter Fleury con l'approvazione del Ministero della cultura della Corea del nord, North Korea: a day in the life è una storia ben diversa da quelle che ho finora visto o sentito riguardo la Corea del nord. Lieve, senza retorica e senza far pesare la presenza del regista occidentale, racconta semplicemente la giornata di una famiglia nordcoreana residente a Pyongyang: la vita vista con gli occhi di una mamma lavoratrice, di sua figlia e del nonno. Certo non c'è ombra di carestia e di miseria nella vita dei tre. La famiglia in questione sembra passarsela né troppo bene né troppo male. Un giusto mezzo, direi. La fabbrica in cui lavora la madre è una fabbrica modello, dove tutte le operaie lavorano con tale impegno da superare gli obiettivi previsti dal piano di produzione. Il nonno è un reduce della guerra di Corea, e ha vissuto, in passato, un bel po' di orrore anche lui, come tutti i coreani della sua generazione. Però...

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mercoledì, 11 luglio 2007
Settimana scorsa ho (finalmente!) visto Ferro 3 La casa vuota di Kim Ki-duk. Film bellissimo. Storia di un ragazzo che vive occupando le case altrui in assenza dei proprietari. Entra, mangia il loro cibo, dorme nel loro letto, lava la loro biancheria fa piccoli lavori di riparazione che forse nessuno aveva avuto tempo di fare. Finché non entra un giorno in un appartamento apparentemente vuoto, dove in realtà si trova, silenziosa e misteriosa quanto lui, una giovane donna matrattata dal marito. I due non si parlano - lui non dice una parola in tutto il film, lei solo qualcuna alla fine - ma si capiscono perfettamente. E infatti lei fugge dal marito per continuare insieme a lui la sua vita randagia. Dopo varie peripezie e alcune incurisioni casalinghe finite male, i due vengono arrestati dalla polizia, sospettati dell'omicidio di un vecchio, nella cui casa si erano introdotti. Lei deve tornare dal marito. Lui finisce in prigione. Lei lo aspetta. Lui impara a rendersi invisibile agli occhi altrui, ancora più di quanto già non lo fosse. Fino al lieto - lieto? - fine: lui esce dal carcere, si vendica di coloro che durante la durata del film gli avevano inflitto dei torti, e torna da lei. A casa del marito. Col marito che non si accorge della sua presenza. E col quale, probabilmente, vivranno per sempre felici e contenti.



Questa in poche e inadeguate parole la trama del film.



Quello di cui voglio parlare non è però la storia. Ma del modo in cui Kim Ki-duk ha dipinto la Corea del sud cogliendone la sua più profonda realtà con la scelta degli oggetti, che fanno da sfondo alla storia ma che sono la quotidianità delle persone che in Corea vivono.



I volantini dei ristoranti da asporto, in genere pizzerie o cinesi, economicissimi, che vengono distribuiti quotidianamente e incollati sulla porta delle case. E che lui usa per controllare se le persone sono in casa oppure no.



Le enormi fotografie formato quadro con l'effigie della bella famigliola felice - o del matrimonio, a seconda - che vengono esposte nei soggiorni di ogni casa coreana. Mamma, papà, bambino. Che una famigliola felice in realtà non lo sono affatto.



Il golf. Che ha invaso la vita dei coreani e per i quali è diventato una sorta di legittimazione sociale, un distintivo per indicare l'appartenenza alla classe borghese, agiata, alla quale ormai non manca nulla. Materialisticamente.



I palazzoni e le case tradizionali. Il nuovo e il vecchio. Ma se nei palazzoni la gente sembra felice ma non lo è, l'unica coppia felice del film è quella che vive nella bellissima casa tradizionale. Dove lei infatti torna per assaporarne di nuovo l'atmosfera e ricordare i momenti lieti lì vissuti con lui.



I lividi sul viso di lei. La violenza domestica sulle donne è un grosso problema in Corea del sud.



Le docce. Che non hanno uno spazio a sé ma fanno parte del bagno, senza tende divisorie o altro.



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